“Vite minori. Storie vere di ragazzi dietro le sbarre“, di Raffaella di Rosa, Roma, il Millimetro, 2025, pag. 250, euro 18.00

La sensazione è che il problema sta diventando sempre più grande. Ci riferiamo alle condizioni delle carceri italiche, ai problemi che le galere italiane da decenni presentano a chi, pochi, è disposto a capire. Raffaella di Rosa, giornalista di La7, con “Vite minori” entra però in un mondo forse ancora più difficile da comprendere – perché la compassione non è di questa società -, quello degli istituti minorili di pena, i fantomatici IPM (luoghi che alimentano nella maggior parte dei casi una serie di pregiudizi negativi).
Fra le storie raccolte, impossibile tenere sottotraccia quella di una giovanissima rinchiusa nella struttura detentiva femminile per minorenni, di Pontremoli – in cima alla Lunigiana. L’autrice del libro è empatica e professionale allo stesso tempo. Raffaella di Rosa, oltre che per il TG di La7 ha lavorato al programma di Raitre “L’Elmo di Scipio” con Enrico Deaglio, si occupa di cronaca e politica ed è autrice di servizi dedicati alle tematiche sociali, dalle migrazioni ai femminicidi. Le storie contenute in “Vite minori“, libro d’inchiesta, non sono facili da digerire: lasciano un nodo in gola, ci spingono a riflettere sul nostro ruolo in questa società. Le voci che attraversano le pagine del libro non sono “minori” solo perché appartengono a ragazzi giovani, ma perché troppo spesso vengono ignorate, appunto.
Questi adolescenti, nelle loro diversità e difficoltà, sono invisibili, almeno fino a quando non finiscono in un tribunale o in un istituto penale minorile. Di Rosa ha scritto pagine dove ha scelto di dare voce a chi solitamente rimane in silenzio e che rivedere le nostre convinzioni sulla giustizia, sull’educazione, sulla responsabilità. Da quella di Bilal, dodicenne marocchino baby rapinatore, che oggi sconta la pena nella comunità Kairos di don Claudio Burgio a Milano ad A., minorenne condannata e detenuta proprio a Pontremoli, colpevole di aver partecipato al lancio di una bicicletta dai Murazzi del Po di Torino, lasciando un suo coetaneo sulla sedia a rotelle per tutta la vita. In Italia ci sono 17 Istituti di pena per minorenni e nell’ultimo anno, dopo il decreto Caivano, sono sovraffollati e pieni di rabbia, tra rivolte e tentativi di evasione. Peggio delle carceri per gli adulti, forse.
Nunzio Festa

