Fronte Viola: ripartiamo dalla fine

In molti parlano della cultura della sconfitta, salvo poi fare dei veri e propri processi quando arrivano le prime battute d’arresto. La cultura della sconfitta è un tema caro a molti tecnici, tra cui Julio Velasco, in quanto da una sconfitta si può capire molto di più che da una vittoria per 1 a 0 con l’avversario che magari ha tirato 20 volte in porta senza segnare.

Con il Napoli alzi la mano chi pensava fosse semplice, tutti sapevamo il valore assoluto della squadra di Conte, valore che i partenopei hanno dimostrato nel primo tempo schiacciando la Fiorentina. Ma nella ripresa (a parte il terzo gol nei primi minuti) lentamente la formazione di Conte ha iniziato a calare tanto che con i cambi (tardivi) di Fagioli per Fazzini e Nicolussi Caviglia per Sohm, la formazione gigliata ha prima accorciato le distanze con Ranieri e poi confezionato ben cinque palle gol nitide: due per Piccoli, una di Fazzini, una di Gosens e una di Kean. Sicuramente ci sarà qualcuno che dirà “per forza il Napoli ha staccato sul 3 a 0”, e allora? Chi ha dato ordine di staccare ai campani? Conte ? Assolutamente no, perché nel dopo partita il tecnico si è lamentato bruscamente, di come la squadra si sia adagiata rischiando grosso. Quindi ritornando al concetto della cultura della sconfitta, bisogna guardare a come la Fiorentina ha cercato di rimanere in partita e come abbia costruito azioni da gol contro una formazione molto più forte.

Certo, se il centrocampo fosse stato cambiato all’inizio del secondo tempo forse la partita poteva andare in altro modo, perché l’ingresso di Fazzini e Nicolussi Caviglia ha dato vigore a una mediana statica e poco reattiva, con Fagioli, Sohm e Mandragora assolutamente non in giornata. Quindi, visti anche i risultati di altre formazioni importanti (le sconfitte di Roma e Lazio per esempio) prima di iniziare la gogna mediatica su Pioli aspettiamo almeno le prossime tre o quattro partite, per avere le idee più chiare sul futuro della Fiorentina, perché ancora è tutto in gioco.

Luis Laserpe