“Riforma della giustizia”: non un vantaggio per i cittadini ma un controllo della politica sopra il potere giudiziario

Pochi giorni fa è stata approvata in via definitiva la cd. “riforma della giustizia”, alla quale seguirà un referendum, da tenersi fra marzo e aprile dell’anno prossimo, in quanto la riforma costituzionale non è stata approvata con la maggioranza richiesta dalla Costituzione. Va prima di tutto precisato che la riforma approvata dal Senato in via definitiva non è una riforma della giustizia. Per incidere sulla riforma della giustizia infatti il parlamento avrebbe dovuto approvare una legge che incidesse sul numero dei magistrati (che sono tutt’ora pochi), avrebbe dovuto approvare l’aumento dei cancellieri, dei segretari, stabilizzare almeno in parte il personale come i giudici onorari, tuttora assunto solo per tre anni, per aiutare i magistrati stessi a fare ricerche, scrivere sentenze e via discorrendo. Avrebbe inoltre dovuto rivedere le forniture delle attrezzature fornite agli uffici, a cominciare dalla carta igienica e dalla carta per le stampanti. Tutto questo avrebbe aiutato a velocizzare la giustizia, rendendola più conforme ai parametri europei e più vicina ai cittadini. Nulla di tutto questo è stato fatto.

La riforma consiste invece in una norma che incide sulla magistratura in se stessa, modificandone la struttura. Contiene infatti una divisione fra magistratura decidente e magistratura inquirente (o pubblico ministero), stabilendo che i due tipi di magistrati dovranno fare concorsi diversi. Verranno inoltre istituiti due diversi Consigli Superiori della Magistratura (CSM), in modo che ciascun magistrato sia soggetto all’uno o all’altro in relazione alle funzioni svolte, vi sarà un organismo superiore della magistratura per sottoporre i magistrati ad eventuali azioni di sospensione o risarcimento danni. La scelta dei componenti dei consigli sarà fatta a sorte, in modo da eliminare le correnti politiche dei magistrati.

La prima osservazione da fare su questa “riforma” è che aumenterà in modo esponenziale il numero di autorità competenti per le attività di controllo e governo dei magistrati. Non è un’osservazione secondaria, considerando che il numero di persone aumenterà il numero degli stipendi, delle competenze e delle funzioni. La seconda osservazione è che nessuno di questi provvedimenti velocizzerà in alcun modo la giustizia in generale, particolarmente quella civile, e semmai rallenterà quella penale. Va infatti sottolineato che, su circa ottomila magistrati che coprono l’intero lavoro della giustizia, solo una ventina l’anno passano dalla giustizia civile a quella penale, e ciò sarà fatto una sola volta nella carriera del magistrato. I magistrati penali si ritroveranno a fare i conti con un Consiglio che sorveglierà ogni loro mossa e avranno quindi molta cautela nello svolgere le loro attività.

La terza osservazione è che la selezione dei componenti dei due Consigli sarà effettuata a sorteggio, soluzione che sicuramente eliminerà o ridurrà al minimo le correnti politiche, fatto di per sè non negativo, ma ne potrebbe determinare delle difficoltà operative. Alcuni proponenti, infatti, suggeriscono di eliminare il sorteggio ma di cambiare le componenti che li formano, riducendo per esempio il numero degli eletti parlamentari, riducendoli da cinque a due, e aumentando il numero degli eletti dai magistrati. La quarta osservazione è che la giustizia penale sarà sottoposta di fatto e di diritto al controllo del governo, cosa molto grave. E’ infatti già depositata in parlamento una proposta di legge, non costituzionale ma ordinaria, che sottopone la magistratura penale al controllo del Ministero della giustizia il quale, in relazione alle esigenze che si manifesteranno anno per anno, dovrà indicare quali reati saranno perseguibili e quali no.

E’ abbastanza evidente che in relazione alle esigenze squisitamente politiche del Governo, potranno essere perseguiti i reati di minor rilevanza generale ma potrà essere vietato perseguire i reati di maggior interesse per la comunità, quali la corruzione, l’esercizio improprio di finalità pubbliche, gli atti in genere dannosi per la comunità. Il tutto a vantaggio di soggetti vicini al potere e comunque agli amici degli amici. Tutto ciò verrebbe accentuato dalla eliminazione dell’obbligo di svolgimento dell’azione penale, che ad oggi è invece gravante sul magistrato inquirente.

E’ questa, in realtà, la vera e più preoccupante osservazione che spinge l’opposizione parlamentare e la magistratura a chiedere di votare NO alla riforma. In molti altri paesi la magistratura requirente è scelta dal governo, in taluni casi sottoposta ad elezioni, selezionata con criteri diversi dai nostri. Tuttavia negli altri paesi vi sono contrappesi ed equilibri diversi, che riportano la magistratura inquirente a modelli che lasciano indiscusso l’equilibrio costituzionale.

Nel nostro sistema, invece, una riforma di questo tipo,che non modifica in alcun modo la struttura costituzionale della magistratura, che non incide sul funzionamento della giustizia ma ne limita fortemente la capacità di controllo delle funzioni politiche, economiche e sociali, in funzione delle esigenze attuali della classe politica governante, porta ad un declassamento della magistratura inquirente che non ha precedenti nel nostro sistema costituzionale e ad un declassamento, ci spiace dirlo, della classe politica che ci governa. Il rifiuto di questa modifica costituzionale, pur nella speranza di una vera riforma della giustizia che rivaluti gli interessi dei cittadini, è perciò nell’interesse della comunità nazionale.

Marta Torcini

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