Rinnovati i vertici della CELI: problemi con l’otto per mille, tagli alle sedi pastorali

ROMA (NEV) – Si è concluso l’annuale Sinodo annuale della CELI (luterani tedeschi) che si è svolta a Roma tra il 30 aprile e il 3 maggio scorsi.

Da una parte, come ha ben scritto il responsabile comunicazione delle CELI Gianluca Fiusco, «la ferita aperta: la decurtazione dei fondi dell’otto per mille da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, originata da un errore dei Caf che negli anni passati gestivano le dichiarazioni dei redditi». Un errore di altri che rappresenta per la CELI un’incombente spada di Damocle, capace di soffocare ragionamenti e prospettive, perché nei prossimi anni l’ingente cifra riscossa, e utilizzata, andrà restituita. E qui si potrebbero avviare ragionamenti sull’eticità stessa dell’otto per mille e della dipendenza delle Chiese da soldi pubblici. Dall’altra però la necessità di non farsi schiacciare da ansie e paure, consapevoli che la situazione tornerà relativamente presto ad una normalità più accettabile.

Da qui l’imperativo di prestare estrema attenzione all’utilizzo delle scarse risorse disponibili, senza perdere però di vista una idea di ecumenismo e collaborazione fra chiese frutto di decenni di dialoghi, incontri, fraternità. Dimostrata ancora una volta dalla presenza dei vertici delle chiese protestanti italiane che fanno parte della FCEI, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, ma anche dalle parole di affetto del neo-segretario del Sae, il Segretariato Attività Ecumeniche, il teologo cattolico Simone Morandini.

Ecco quindi che la proposta, sempre per motivi di cassa, di abbandonare totalmente la storica presenza luterana all’interno dell’unica casa editrice protestante italiana, la Claudiana, è stata bocciata. Al prezzo però di una consistente riduzione della partecipazione (dal 15 al 7%). Stesso discorso per la necessità di onorare la presenza all’interno della FCEI con quote drasticamente ridotte ma per fortuna non del tutto eliminate. In attesa di lune più favorevoli.

Saranno alcune delle spine che si troveranno ad affrontare nuovi i vertici della Chiesa, completamente rinnovati in questo Sinodo. Al Decano Carsten Gerdes, che tornerà in Germania, e alla sua vice Kirsten Thiele, succedono infatti due nuove figure, il pastore di Venezia Johannes Michael Ruschke nel ruolo di Decano, e il pastore Tobias Brendel della comunità di Torino nel ruolo di vice. Due tedeschi per guidare una Chiesa sempre a maggioranza e a cultura germanofona.

In Italia dal 2024, Ruschke ha affermato di candidarsi come decano «per accompagnare spiritualmente e umanamente quella che sento come la mia Chiesa». Un affetto sincero che, come un filo rosso, caratterizza tutti gli interventi dei sinodali durante i giorni di lavoro, miglior viatico possibile per una attenta presa in carico delle sfide.

Per la prima volta, l’assemblea sinodale ha incontrato direttamente chi opera nella società civile grazie ai fondi dell’otto per mille luterano. Quattro delle oltre ventiquattro organizzazioni che il bando 2026 finanzia hanno così avuto modo di presentare il proprio lavoro: una scelta fortemente voluta per tessere relazioni reali, a beneficio di tutte le parti in causa, e per evitare di essere un semplice erogatore di denari.

Il saluto di uno degli ospiti, il Vescovo luterano ungherese Péter Kondor, appare cucito sui lavori e le aspettative di quest’anno: «Non possiamo farcela soltanto con le nostre forze, dobbiamo accettarlo. Come leggiamo in Paolo io riesco a fare tutto attraverso colui che mi rende forte. Dio c’è anche nella nostra vita quotidiana e ci da abbastanza forza per andare avanti così come ha fatto con il profeta Elia».

I membri del Sinodo hanno poi votato a favore della creazione di una commissione che entro il 2027 presenti una proposta di riorganizzazione delle sedi pastorali della CELI, con l’obiettivo di un massimo di dodici dalle attuali quindici: alcuni accorpamenti fra comunità più o meno contigue dovrebbero scongiurare peggiori scenari.

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